Cos’è il social business

Per comprendere bene il significato del termine Social Business possiamo prendere spunto dalle pubblicazioni del Premio Nobel Professor Muhammad Yunus, il quale lo definisce come un’attività creata e progettata per risolvere un problema sociale, finanziariamente auto sostenibile e che reinveste i propri profitti nello sviluppo dell’attività stessa o per avviare nuove imprese sociali. Queste sono in sostanza le caratteristiche che la differenziano da un’attività tradizionale. Lo scopo principale di un Social Business non è quello di realizzare enormi profitti da suddividere poi fra gli imprenditori, ma quello di realizzare un profitto per permettere nuovi investimenti, nuovi ampliamenti e nuovi apporti all’azienda oppure il miglioramento dei servizi offerti. La differenziazione con un ente no-profit consiste invece nel suo autofinanziamento che non avviene, come per le società no-profit attraverso donazioni o contributi pubblici o privati. I principi fondamentali di un Social Business sono:

- autosostenibilità finanziaria ed economica senza apporto di denaro da donazioni e contributi pubblici o privati;

- operare per contribuire a migliorare la vita sociale delle persone (istruzione, salute, accesso alla tecnologia e ambiente);

- investitori a cui viene ripagato solo il capitale da loro inizialmente investito, senza partecipazione ad alcun dividendo o utile conseguito dall’azienda;

- reinvestimento dei propri profitti in miglioramenti aziendali, creazione di nuovi servizi sociali o di nuove aziende che operino in Social Business;

- particolare attenzione nel proprio operato verso l’ambiente che ci circonda;

- creare migliori condizioni di lavoro per tutti e impegnarsi per garantire salari adeguati al mercato.

Giuridicamente il Social Business può essere definito come una impresa con finalità sociali che però, a differenza di una impresa sociale, può operare in ogni settore del libero mercato di beni e servizi come una impresa tradizionale ma il cui interesse primario è rappresentato dal benessere della collettività e non del singolo imprenditore, un esempio l’attività che svolge Cesare Pambianchi.

Nonostante poi nel nostro Paese ancora questa forma di associazionismo è poco diffusa, non esistono ancora leggi che la regolano ma solo petizioni presentate dalle varie Fondazioni.

Il primo movimento nato in Italia per promuovere questa attività è Make a Change. Questo movimento nato alla fine del 2009 da imprenditori privati e organizzazioni profit e no-profit si è impegnato a fondo per cercare di promuovere i valori stessi del Social Business. Proprio grazie a Make a Change è nato in Italia il primo concorso di miglior imprenditore sociale dell’anno sulla base delle rilevazioni fatte attraverso l’osservatorio sull’imprenditoria sociale italiana di cui è responsabile insieme a Vita non profit magazine.

Da segnalare infine Yunus Social Business Centre University of Florence, un’altra associazione che opera sul tema del Social Business svolgendo ricerche, corsi di formazione e consulenze sull’argomento. Ancora molta la strada da percorrere in questa direzione, prendendo spunto da Nazioni come il Bangladesh che ha saputo ridurre il suo tasso di povertà di 34 punti percentuali negli ultimi anni proprio grazie al Social Business, oppure come la Francia dove hanno creato un fondo di investimento in cui convergono parte dei capitali degli azionisti che vengono investiti in finalità sociali.

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